Kritiken

PETER BINZ: trapezista della contemporaneità 

I giochi cromatici, la fantasia grafica, il ritmo segnico, l’atmosfera surreale, sono la cifra
personale dell’artista elvetico.
Fotografo di formazione, Peter Binz ha evoluto le sue tecniche verso la grafica
computerizzata, la digital art, con esiti sorprendenti in cui l’impatto formale è forte ed
originale.
Binz è ormai un artista affermato e della sua esperienza creativa ci sono i segni in molte
collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.
Attraverso la sua tecnica, di arte contemporanea, egli attua una sorta di nomadismo, un
viaggio attraverso le varie culture e le sue intuizioni personali. E’ un nomadismo
d’esperienza professionale, ma è anche uno slittamento fisico e virtuale verso molteplici
possibilità per esplorare e capire ciò che ci preesiste, ci coinvolge, ci sollecita ed è lontano, e
per aprire altri e più stimolanti scenari, soprattutto mentali.
Attraverso la sua tecnica, apparentemente illimitata nelle sue potenziali elaborazioni, i suoi
lavori fanno immaginare di poter realizzare l’ ”Opera Totale” preconizzata da Kandinsky.
Le sue opere ci permettono di capire in profondità le ricerche, le elaborazioni attraverso cui si
può giungere con l’utilizzo del mezzo digitale, senza che questo venga visto come un
automatismo tecnico totale per ottenere risultati creativamente artistici.
Binz dimostra, con le sue creazioni, che siamo di fronte all’essenza dell’idea del mondo. Egli
stravolge i contorni e i riferimenti della vita umana, della realtà. Cambia il nostro rapporto
con lo spazio, con il nostro stesso modo di pensare. Possiamo dire che l’artista svizzero ha
raggiunto un tale livello di qualità artistica da confondere e modificare il nostro modo di
osservare le modalità espressive tradizionali.
Realizza, soprattutto, un diverso modo espressivo che permette di visualizzare attraverso
immagini immateriali le emozioni, i sentimenti, la nostra più remota essenza, fino al vagito
primordiale, agli elementi costitutivi della vita umana.
L’artista acutizza la rappresentazione dei sentimenti, delle emozioni, proprio perché ci
costringe a guardare dentro di noi e tutto ciò che ci circonda diviene occasionale e residuale.
Contiamo solo noi stessi, come se i nostri pensieri fossero riflessi da uno specchio e gli occhi
non fossero più sensi prioritari.
La scelta di Peter Binz, di esprimersi attraverso la digital art, e con pochi multipli, ci consente
di intraprendere uno straordinario viaggio nell’universo più intimo, con una libertà senza
steccati. Ci consente di osservare, da una posizione assolutamente privilegiata, la complessità
del mondo contemporaneo, convulso eppure tanto vicino alle nostre istanze, tanto
profondamente umano.
Viviamo in un momento in cui tutto sembra normale e “consumato”, eppure Binz, con il suo
alchemico sistema espressivo, tra acrobazie grafiche e spaziature cromatiche sapienti, ci fa
capire che l’arte non copia o trasforma la realtà, ma la inventa, la modella secondo una
coscienza che prima ancora che razionale è emozionale.
Ci fa muovere dentro questo nuovo mondo intuendo, creando percorsi alternativi, anche se
regolati dalle singolari leggi dell’arte che vogliono da noi una specifica assuefazione, una
acuta propensione all’immateriale, ai sogni, all’alterità.
Binz ci fa toccare con mano la grande differenza con le tradizionali tecniche espressive, in
quanto permette di svincolarci dai limiti delle “normali” percezioni: con l’immaginazione
virtuale possiamo dare nuove forme agli oggetti, definiti con illuminazioni cromatiche irreali
dosate su basi mentali, ma possiamo perfino dare nuove forme e manifestazioni alla
sensibilità. Possiamo vedere con occhi nuovi anche l’arte.
Così facendo egli contribuisce alla creazione e alla diffusione di un’arte immateriale così
profondamente integrata nella nostra quotidianità.
Il suo processo creativo, i suoi stimoli espressivi, le sue peripezie della mente contribuiscono
fortemente alla costruzione della storia dell’arte contemporanea.

 Gennaio 2007
                                                                                                 PinoBonanno 

Peter Binz

 Peter  Binz è un autore svizzero di Zurigo. Artista free-lance, dal ’95 ha esposto i suoilavori
in mostre collettive e personali, in Svizzera e Germania soprattutto, e alcune sueopere sono
esposte nelle collezione permanenti di importanti istituzioni pubbliche a Zu-rigo, Parigi e
Losanna.Oltre a realizzare sculture costituite da construzioni incorporanti materiale diversi
qualimetalli, plexiglass e fibre fluorescenti, Peter Binz si dedica ad una produzione
artisticache puo essere suddivisia in tre tipologie di lavori: i „ Solaris“, le „Lasergrafie“
ela„Meta-morfosi“.I „Solaris“ sono una particolare combinazione di effetti rarefatti in quanto
creati tramiteun raggio di luce catturato direttamente da un materiale fotosensibile, con
particolaricomposizioni formali e coloristiche, di solito in blu e rosso. Le immagini ottenute
median-te l’interferenza di fasci laser si stagliano su uno sfondo nero, aumentando la
spettaco-larità insieme all’effetto spaziale e tridimensionale del risultato.E’affascinante come
diversi prospettive siano combinate in un’immagine olografica di Binzche invitano la mente
dello spettatore a vederle in un’unica immagine.L’olografica ha aperto ampie ed innovative
possibilità proponendo ed utilizzando una nuo-va visione dell’arte; permette ad artisti come
  Binz  di produrre lavori che sarebbero altri-menti impossibili con quasiasi altro medium
. Tali artisti stanno raggiungendo un interonuovo livello di espressione artistica che crea un
suggestivo ambiente circostante.Le „Lasergrafie“ – come i „Solaris“ – ci rimandano ad
un’atmosfera astrale, dove formecolorate e dinamiche campeggiano nelle spazio, diventando
soggetto e richiamo sugge-stivo per l’occhio dello spettatore. Questi lavori, di cui ne è un
affascinante esempio l’o-pera pubblicata in catalogo „The Magic Window“, creano attorno a
loro un intero spaziocon cui interagiscono e dialogano ma lo trasformano in qualcosa d’altro,
di tridimensio-nale, sebbene montati su superfici bidimensionali.Nei lavori di Binz la luce
coinvolge lo spettatore sostituendosi alla rappresentazione del-la pittura: il suo squardo e la
sua mente non sono chiamati ad interpretazioni o intenticomunicativi ma semplicemente a
godere di questa spettacolare opera.Una  terza tipologia di lavori eseguiti dall’autore sono le
„Metamorfosi“. Sono dipinti realiz-zati in camera oscura usando un gruppo di cavi in fibre
ottiche modificati e dipingendodirettamente sulla pellicola fotosenibile prima della successiva
elaborazione al computer.Peter Binz dimostra come l’arte contemporanea stia abbandonando
i tradizionali percosidel fare artistico, spingendosi verso la sperimentazione di mezzi del tutto
inconsueti manon per questo meno stimolanti. Non è solo l’era della digitalizzazione delle
immagini maanche dei „Solaris“ e delle „Lasergrafie“; i risultati ottenuti dall’autore, che si
avvale dimezzi cosi poco materici, sottolineano come l’opera d’arte debba essere valutata
indipen-dentemente dalla sua realizzazione.

Peter Binz ci rivela, con le sue opere, l’infinità di mondi artistici che abbiamo ancore da
scoprire.

 Paola Trevisan 2003

"Frame"temporali codificati come raffinate sequenze digitali, descrivono l'universo figurativo di Peter Binz.Tramite la digital-
art, l'artista ci racconta innumerevoli realtà percettive attraverso un caleidoscopio di immagini, ponendo la donna al centro della
sua ricerca compositiva.
Sovrapposizioni di ricordi, eventi, sensazioni, si integrano graficamente tramite linee circolari, generando un vortice dinamico
che trasforma le innumerevoli tonalità cromatiche, presenti sulla tela, in omogenee campiture di colore dal fascino discreto e
coinvolgente. Profili di ieratiche figure femminili indagano lo spazio prospettico, assurgono a
profetiche"Cassandre"dallo sguardo interlocutorio, attendono silenti l'irrevocabile dissoluzione degli eventi.

Prof:Arch.Gianluigi Guarneri 2009

Temporal frames codified like digital refined sequences describe the figurative universe in Peter Binz ‘s art. Through the digita
lart the artist tells us countless perceptive realities thanks to a kaledoidoscopic of images placing the woman in the centre of his
research. Superimposing of memories, events, sensations are graphically blend thanks to circular lines producing a dynamic
vortex which transforms the numberless chromatic shades on the canvas into homogeneous, charming and enthralling
background. Silhouettes of hieratic female figures look into the perspective space, they rise to prophetic “ Cassandra” with
their open glance waiting silently the final dissolution of the events themselves.

Prof.Arch.Gianluigi Guarneri 2009

Zeitliche “Frames” wie raffinierten digitalen Reihenfolge, beschrieben das Universum des Peter Binz. Der Künstler erzählet
durch “digital art” mittels eines Kaleidoscops, unzählige Realitäten. Die Frau wird Mittelpunkt seiner Schaffung gestellt.
Übereinanderstellungen verschiedener Erinnerungen, Ereignisse und Sensationen ergänzen sich durch graphische
Darstellungen mit Kreiszeichnungen, welche dynamische Bewegungen bewirken, und die unzähligen chromatischen Tonarten
des Gemelde in homogener Grundierungen mit ergreifenden und zarten Faszination verwandeln. Profile sakramentaler
weiblicher Gestalten erforschen die Perspektive des Raumes. Sie erheben sich zu prophetischen “Kassandra” mit
bescheidenen Blick und erwarten schweigend die unvermeidliche Auflösung der Ereignisse.

Prof.Arch.Gianluigi Guarneri 2009

                                                                                             

 

 

 

 

Startseite
Peter Binz
Links
Galerie 1